mercoledì 7 ottobre 2009

cento per cento

commenti d'esultanza per l'incostituzionalità del lodo alfano su facebook.

ad essere travaglio-diffidenti

ti perdi un sacco di cose. tipo devi cercare su google voglioscendere.ilcannocchiale.it, che ha vinto il premio di macchianera. per dire, conoscevo meglio paul the wine guy.

incostituzionale

il lodo alfano. (mi viene sempre da scrivere al fano.) (chissà che madonne che sta staccando berlusconi. tanto da scompigliarsi i capelli).

li invidio moltissimo

quelli che hanno ancora tutto da fare, tutto da progettare. quelli che credono di poter avere un'esperienza sufficiente per far qualcosa, quelli che credono.

domenica 4 ottobre 2009

a vent'ore di distanza

m'è ancora rimasta in testa la conzonetta di celestini, che se non hai ancora capito l'ho sentito ieri al festival di internazionale, a ferrara. è stata una serata abbastanza proletaria, se si può usare ancora questa definizione - e non si può. insomma la canzonetta diceva che uno, (una persona, un popolo, una nuvola, uno stambecco, un telecomando) perchè sia libero, bisogna che sia libero di scegliere tra più cose. fare non fare. cambiare non cambiare. correre star fermo. andare a destra o a sinistra. e se invece e tutto uguale, il problema non si pone, se uno sia libero o no. questa cosa la sappiamo da tanto, ma ilmodo di ricordarcelo di celestini mi piace, leggero e sarcastico insieme.


(poi dopo è arrivato jovanotti a fare il dj set. un sacco di energia, davvero)

sabato 3 ottobre 2009

gad lerner, marc lazar e paul ginsborg

al teatro comunale hanno fatto una fila che arriva al duomo, con tanto di cordoni. non so saranno duemila braccia ferraresi di fila. domani arriverà saviano e si prevede delirio. anzi c'è già. io ho mollato, Zero. son un bel po' stanca, e questa tre giorni mi suona più d'addio che di speranza.

graphic journalism

ormai sai cos'è, non mi dilungo. a sentire l'incontro c'erano un sacco di persone. tanto che son riuscita ad entrare grazie al pass da blogger altrimenti la fila sarebbe stata di un'oretta. hanno dei problemi diversi rispetto a noi che siamo praticamente ciechi e lavoriamo solo con le parole. intanto è più difficile essere presi sul serio, e spesso gli chiedono se quelle cose sono successe davvero. eppoi gli spazi. insieme alla diffidenza dei lettori - abituati al fumetto fiction e perciò in partenza sospettosi - c'è il problema di condensare tutto nei centimetri concessi dai quotidiani. le temps dà a chappatte tre pagine all'inizio del quotidiano quando è inviato in giro per il mondo. nei nostri quotidiani non si usa, per dire.

sarebbe di versa la finanza se ci fossero più donne'

dipende quali! (et voilà, loretta napoleoni. giusto per darti un'idea dello spirito)

loretta napoleoni (live)

gli hanno messo un trono, a questa signora qua che sembra luciana littizzetto. economista di chiara fama ormai, non so di quale levatura accademica ma generalmente non dice cazzate, ha il vantaggio di essere schiettissima e chiara. risponde alle domande del pubblico, un pubblico questo qui, sinceramente curioso, attento, informato e tutte queste belle cose qua. le domande son tendenzialmente intelligenti e io non sono in grado di riportarne le risposte -------

ah, ecco la cazzata: una nuova bretton woods, questa non la volevo sentire. -------------

dicevo, riassumo i temi chè non son in grado di cogliere ogni sfumatura: sul piatto abbiamo la crisi del sistema capitalistico, prevalentemente collegata al consumismo. l'energia - chè, zero mio, se ancora non hai capito che è il tema dei prossimo cento anni sei veramente una rapa - e la cina. cioè il fatto che cina e USA non si metteranno mai d'accordo. e più in generale il fatto è rivedere l'intero sistema. il consumo, la crescita, etc. rivedere tutto.


siamo alla differenza tra pil e misure alternative di calcolo della ricchezza/felicità. sono trent'anni che se ne discute, ma ail punto è sempre lo stesso: è un casino calcolare la felicità.

i ferraresi

mi hanno un accento che mi ricorda il torinese. Anche l’atteggiamento. Saranno le biciclette. (e allora saranno simili ai torinesi pure i cinesi?)

compagni di banco

La gente che va a festival tipo questo è meravigliosa. Una signora ieri sera nel palchetto prima di gipi mi ha chiesto: ma chi è questo qua? Gli è piaciuto molto. Due signori dietro di me stamane parlavano dei giornali di sinistra, erano anche abbastanza qualunquisti, chiacchiere da attesa. Poi hanno visto il mio cartellino e mi han detto “ah! I blog! La nuova frontiera!”

vasco le luci brondi

cioè le luci della centrale elettrica ci sbatto violentemente contro prima che inizi il concerto. Mi dice oh, scusa. È morbido, ma forse è il giacchetto. Ha un aspetto bizantino, mi somiglia a giustiniano, quello nel mosaico di sant’apollinare a ravenna, altra città a livello zero sul mare. Il facciotto cicciotto, gli occhi belli, sempre chiusi. Comunque son un po’ prima delle undici e dopo il tamponamento dietro al palazzo comunale mi metto in fila. Anzi non mi ci metto. Vado verso l’entrata a fianco e chiedo di entrare mostrando l’accredito. Siamo quattro b****** e nessun giornalista al momento. Ci fanno bollire cinque minuti, ma poi la mia faccina proverbialmente irresistibile fa il suo lavoro e siamo in prima fila. Il concerto è breve, un’ora e qualcosa di canzoni tutte uguali come si ostina a dire lui ogni volta che da un pezzo passa all’altro. Il direttore di internazionale de mauro l’ha presentato così: il più grande artista italiano vivente, è stato paragonato a montale! È evidentemente stanco e probabilmente confuso - ma è felicissimo del suo festival. Trovo formalmente molto attraente brondi. Un campione di lamentazioni, un mugolare senza sosta. Anche un po’ ironico. Ma non c’è verso, non trovo un sostanza originale rilevante. E capisco perché ci son ragazzine pazze urlanti per lui qui intorno. Fa molto pessimismo adolescenziale. Ora sembra che non mi piaccia e invece mi piace abbastanza. solo che il mondo che lui condivide con noi è un mondo che conosco come il corridoio di casa dei miei genitori, e non mi insegna nulla su come si esca di lì e neanche il perché ci si resti, e nemmeno perché non si sa né l’una né l’altra cosa. Ecco lo trovo descrittivo.

La ragazzina diciottenne accanto a me viene dalla francia, ha imparato l’italiano per capire le sue canzoni. Mi chiedo come le avranno spiegato cosa significa “siamo l’esercito del sert”.

gianni gipi pacinotti

è un quarantacinquenne magro magro e con le orecchie a sventola. Ha l’occhio vispo e le mani lunghe con un sacco di vene in rilievo. Mani usate. Mi piacciono le mani usate. Comunque non è questo il punto, Zero. Vuoi sapere com’era la mia vita disegnata male deluxe. Allora era così: c’è gipi in piedi che racconta i fatti suoi come li ha raccontati nel libro. Poi c’è un chitarrista, un tastierista e un batterista molta bravi, che lui dice aver assoldato per non dover più fare il rumore dei tuoni. Il rumore del vomito invece l fa da solo, e anche la vocina di topolino, e anche il vocione del guardone omofobo, e anche la lisca fessa del dottore del pisello. È molto bravo, e viene in mente che uno che ha il dono del raccontare poi è in grado di raccontare in ogni ambiente, carta, musica, palco e quel che vuoi. Ma si sa che non è sempre vero, sennò per esempio

le province d'italia

Tra siena e firenze oltre l’odio, cipressi e loggiati. Tra firenze e bologna, fondamentalmente buio. Tra bologna e ferrara non un mucchietto di terra rialzato. Anche i formicai li fanno rasoterra.

Tutta questa roba che scrivo,

poi la p**** dopo, chè ora ho trovato una wifi ma non riesco mica a andarci.

firenze s.m.n.

Adesso che c’è la freccia rossa, prendere l’eurostar non fa più figo come una volta. Su questo treno sgarrupato pieno di immigrati, turiste americane e ragazzi con la faccia pendolare, non son rimaste intatte neanche le strisce colorate fuori. E invece accanto al binario arriva il fiammante freccia rossa. Dio che invidia.

Alla fine parto sola,

per il mio viaggetto annuale. Il destino ha voluto così – ed era un po’ nell’aria, tipo quelle cose che sai a sensazione – e allora si va con piera (la macchinetta digitale) ingrid (la mia storica tracolla, al suo ultimo viaggio) e a giancarlo (il netbook nuovo di pacca. Regalo dei miei per il compleanno che fu). Tutti insieme si va lì, al festival di internazionale. A godersi l’accredito stampa vinto grazie alla gara di velocità, sono l’usain bolt delle iscrizioni.